Alfonso Siracusa Orlando L’ultimo Cavaliere Jedi (2018) a cura di Dario Orphée

 

Alfonso Siracusa Orlando L’ultimo Cavaliere Jedi (2018) a cura di Dario Orphée 

 Installazione site specific

27 October 2018 | 06 January 2019

Video ©Paolo È Indelicato  Foto © Domenico Marsala   Drone ©SPark   

http://www.metesiculiana.org

#droneSPark #starwars #critico #darioorphée #artecontemporana #sitespecific #museomete #vincenzobasile #friends #ultimocavalierejedi

 

L’installazione site-specific “L’ultimo cavaliere Jedi” (2018) di Alfonso Siracusa Orlando, svolta presso il MeTe di Siculiana (Ag), è articolata attraverso un percorso narrativo che coinvolge l’intera struttura espositiva.

La mostra ha inizio da una stanza in cui, da una valigia, si snodano delle vesti che, sulla pavimentazione del MeTe, formano una “S”, culminando in un’ulteriore stanza, ai piedi del manichino.

La lunga “sequenza tattile” di abiti in disuso donati dalle persone del luogo e utilizzati per eventi luttuosi, dai toni cromatici freddi, costruiscono un lungo percorso mistico: la perdita di identità e la ricerca del senso dell’esistenza.

Il fruitore, una volta trovatosi di fronte la scultura, osserva l’uomo nelle sue vesti oscure, armato di spada laser e avvolto, ai lati, da tendaggi “RAI UFO”: gli “schermi velati” (velo di Maya dei media) con quali Siracusa Orlando ha installato altre mostre e che ormai sono parte del suo linguaggio artistico e della sua ricerca ufologica.

Il manichino, imponente nella sua presenza, reca nella mano sinistra un breviario contente appunti scritti dallo stesso Basile, e nella mano destra una spada laser. Il tutto è accompagnato da un sibilo acuto, registrato dall’autore. La stanza è colma di palloncini neri riempiti o ad anidride carbonica o a elio.

Una citazione biografica è il manto nero in cui appare il profilo geografico dell’Europa, disegnata appositamente dall’autore senza i confini politici. Le stelle Swarovski che brillano rappresentano i punti in cui operò il gesuita, protagonista dell’installazione.

Su un drappeggio ricamato a mano negli anni cinquanta, invece, compare lo skyline di Siculiana sorvolato da un enorme UFO: una visione fantastica di Alfonso Siracusa Orlando, che riflette sul controllo delle masse da parte di società non terrestri.

Infine, all’esterno, le finestre della struttura del MeTe sono schermate da un’antica litografia di inizio ‘800, di proprietà del Museo.

Interessante è da notare che il ritratto del Basile, ritratto da Siracusa Orlando, sia incorniciato da simboli di tipo massonico. L’artista ha voltuo rimarcare l’esoterismo degli elementi figurativi con una sequenza di otto immagini, in cui la croce si trasforma in spada laser.

Dario Orphée

 

 

 

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Text  english traslation by Angela Cuffaro 

 

Alfonso Siracusa Orlando | The Last Jedi Knight (2018)

 

Against the forces of evil that rage in the universe, the Jedi comes to the rescue of the Republic: mysterious knights armed with a saber. They are the only ones able to use that field of pure energy called “Force”.

Alfonso Siracusa Orlando, in a sci-fi analogy, transports the Stars Wars cultural system into the biography of a Jesuit, Father Vincenzo Basile.

The installation, built on a historical basis and represented through objects in common use in site-specific, traces the life of the missionary of the company of Jesus in the Balkans, persecuted by Muslims. In the artist’s language, the events crossed by the missionary are identified with those of the characters in a science fiction movie, creating perceptive loss and integrating it into an original setting.

The headquarters of the Museum # MeTe di Siculiana, in fact, dialogues with the work through a play of light between the interior and exterior of the premises, and between sunrise and sunset, and a dissemination of Masonic symbols. The installation is a continuum with the opera entitled “La Scala dei Turchi strikes again” (2016), created by the artist himself at the site-specific Contemporary Art Park “White Wall | Scala dei Turchi “near Realmonte, by Giuseppe Alletto.

The site-specific installation “The Last Knight Jedi” (2018) by Alfonso Siracusa Orlando, held at the MeTe di Siculiana (Ag), is articulated through a narrative path that involves the entire exhibition structure.

The exhibition starts from a room in which, from a suitcase, there are clothes that, on the floor of the MeTe museum, form a double “S”, culminate in a further room, at the foot of the mannequin.

The long “tactile sequence” of disused clothes donated by local people and used for mournful events, with cold chromatic tones, build a long mystic path: the loss of identity and the search for the meaning of existence.

The user, once found in front of the sculpture, observes the man in his dark clothes, armed with a lightsaber and wrapped on the sides by curtains “RAI UFO”: the “veiled screens” (veil of Maya media) with which Siracusa Orlando has installed other exhibitions and which are now part of his artistic language and his ufological research.

The mannequin, imposing in his presence, carries in his left hand a breviary containing notes written by Basile himself, and in his left hand a lightsaber. The whole is accompanied by an acute hiss, recorded by the author. The room is filled with filled black balloons or carbon dioxide or helium.

A biographical quote is the black blanket in which the geographic profile of Europe appears, specially designed by the author without political boundaries. The shining Swarovski stars represent the points in which the Jesuit worked, the protagonist of the installation.

On a hand-embroidered drapery in the fifties, instead, appears the Siculiana skyline flown over by a huge UFO: a fantastic vision of Alfonso Siracuse Orlando, which reflects on the control of the masses by non-terrestrial companies.

Finally, outside, the windows of the structure of the MeTe are shielded by an ancient lithograph of the early ‘800, owned by the Museum.

It is interesting to note that the portrait of Basile, found by Siracusa Orlando, is framed by symbols of the Masonic type. The artist has stressed the esoterism of the figurative elements with a sequence of eight images, in which the cross is transformed into a saber.

Dario Orphée
Info
artista / artist: Alfonso Siracusa Orlando
titolo / title: ” L’ultimo Cavaliere Jedi “
curatore / curated: Dario Orphée
location: Museo#MeTe, Via Picarella – Quartiere Casale, Siculiana (Ag)
Sito web: http://www.metesiculiana.org

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Agrigentérotique

 

 

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a cura di Dario Orphée La Mendola

Salvo Barone, Momò Calascibetta, Alfonso Siracusa

 

Mezzo secolo dopo la frana di Agrigento, una mostra a cura di Dario Orphée La Mendola ricorda la tragedia.
Tre opere site-specific, dai titoli in latino, che possono essere “lette” singolarmente o come scene di un’unica opera teatrale, offrono un’indagine estetica su quanto accaduto nella città dei Templi nel corso del Novecento, dalla devastazione urbana all’eredità contemporanea.
Esse, similmente a persone cui è stata violata la serenità domestica, sono state “accolte”, cioè esposte, presso la Farm di Favara, dimostratasi favorevole al progetto, con un mese di anticipo rispetto alla data dell’anniversario, e inaugurate simbolicamente il 19 luglio.

La mostra, fondamentalmente sperimentale, e che si ispira ai principi della permacultura, è stata intramezzata da differenti iniziative: da esposizioni private a improvvise installazioni urbane temporanee, senza un termine preciso e con una programmazione in costante aggiornamento. Ciò è accaduto soprattutto per avviare un processo di allontanamento dalle regole imposte dal sistema dell’arte contemporanea, oggi purtroppo non in grado di ironizzare su stessa, avendo smarrito il suo sguardo infantile. Il titolo della mostra, invece, trae spunto dal mito di Eros e da una diceria locale, il cui significato viene svelato oralmente nel corso degli appuntamenti.

Le opere esposte alla Farm, riproduzioni degli originali, sono state esposte in appositi allestimenti installativi, che rendono il fruitore parte integrante dell’opera, mettendolo in relazione con l’atmosfera circostante, accompagnate da una prosa di Dario Orphée La Mendola.

Nei dettagli. Salvo Barone, in “Obstupesco”, ha illustrato due donne e un uomo in atteggiamento smarrito, come se fossero stati appena sfollati e desiderassero comprendere il loro destino, involontariamente parte di un ipotetico appartamento franato, che potrebbe essere il loro, abbandonato in fretta per mettersi in sicurezza. Momò Calascibetta, in “Cui prodest?”, ha analizzato l’inettitudine dell’artista contemporaneo al tempo della speculazione edilizia in Italia, il cui sforzo non è mai stato all’altezza di produrre opere che potessero fronteggiare il potere, favorendolo egoisticamente. Alfonso Siracusa, in “Error communis”, con oggetti coerenti storicamente, ha strappato e ha modificato una frase dalla celebre inchiesta Martuscelli, redendola un dialogo tra due protagonisti della frana e della città, sotto l’influsso di simbologie riattualizzate, tratte da un antico disegno alchemico.

Contributi dell’iniziativa sono le opere multimediali. La grafica della mostra, intitolata “De gustibus non est disputandum’’, realizzata da Giuseppe Miccichè, ha fissato con degli elementi grotteschi, e mediante una soluzione minimalista, un elemento allegorico dell’architettura contemporanea, il quale, pur nella libera interpretazione, sintetizza quanto accaduto in quel triste luglio del 1966. Nell’animazione “Quisque faber fortunae suae”, Elìa Zaffuto, in collaborazione con Giuseppe Miccichè, hanno accentuano la violenza psicologica e visiva di un “oggetto” estraneo all’interno di un armonico centro storico formatosi naturalmente, ispirandosi a concepts di cult e ambienti horror degli anni ’60.

 

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https://www.facebook.com/Arigenterotique/

condivisione dell’evento su Facebook

artisti: Salvo Barone, MoMò Calascibetta, Alfonso Siracusa
titolo mostra: Agrigentérotique
a cura: di Dario Orphée La Mendola
Spazio espositivo: Farm Cultural Park
inaugurazione: 21 giugno 2017 ore 21.00
durata: 21 giugno 20 agosto 2017
animazione: Elia Zaffuto Giuseppe Miccichè
organizzazione tecnica | pubblic relation Salvo Sciortino
visual design: Giuseppe Miccichè
Fotografie evento: Gerlando Sciortino
indirizzo: FARM CULTURAL PARK sette cortili Favara
orario spazio espositivo: tutti i giorni 10 – 24
info: 3289749798
ufficio stampa: Paola Feltrinelli paolafeltrinelli79@gmail.com

 

 

Inviato da iPad

 

Migrantes (2017)

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Extra (2016) olio su tela, camera d’aria auto e sabbia umida cm 140x140x16 Installazione site-specific Ph. Tony Gentile

MIGRANTES (2017)
Curatore Giuseppe Di Mauro
Art Directory Salvo Barone
Critici Andrea Guastella Elisa Mandarà
23_02 | 11_03_2017
Palazzo Garofalo | Ragusa

Artist
ARTURO BARBANTE, ILDE BARONE, SALVO BARONE, SANDRO BRACCHITTA, MOMÓ CALASCIBETTA, CARMELO CANDIANO, MAVIE CARTIA, SALVO CARUSO, DANIELE CASCONE, SALVO CATANIA, EZIO CICCIARELLA, GIUSEPPE COLOMBO, GIUSEPPE DIARA, SALVATORE DIFRANCO, GIUSEPPE ANTHONY DI MARTINO, ANGELO DI QUATTRO, ALESSANDRO FINOCCHIARO, GIOVANNA GENNARO, TONY GENTILE, AMIR YEKE, GIOVANNI IUDICE, GIOVANNI LA COGNATA, GIUSEPPE LEONE, GIOVANNI LISSANDRELLO, GIANNI MANIA, SEBASTIANO MESSINA, DARIO NANÌ, LUIGI NIFOSÌ, MICHELE NIGRO, ALIDA PARDO, FRANCO POLIZZI, MAURIZIO POMETTI, LUIGI RABBITO, FRANCESCO RINZIVILLO, GIOVANNI ROBUSTELLI, PIERO ROCCASALVO, FABIO ROMANO, FRANCO SARNARI, ALFONSO SIRACUSA

◻ CALENDARIO ◻

◽▫Ragusa▫◽
Palazzo Garofalo, dal 23 febbraio all’11 marzo
Inaugurazione 23 febbraio ore 19.00
Lun-sab 9.30-12.30 (su richiesta); 16.00-19.00

◽▫Comiso▫◽
Foyer del Teatro Naselli, dal 4 aprile al 19 aprile
Inaugurazione 4 aprile ore 19.00
Lun-sab 9.30-12.30; 17.00-20.00

◽▫Vittoria▫◽
Sala Mazzone (ex ENEL), dal 22 aprile al 14 maggio
Inaugurazione 22 arpile ore 19.00
Lun-sab 9.30-12.30 (su richiesta); 17.00-20.00
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Per ulteriori informazioni:
Tel.: 349 3009999 (10.30-12.30; 16.00-18.00)
E-mail: ufficiocultura@diocesidiragusa.it
http://cultura.diocesidiragusa.it/
pag FB – Mostra Migrantes

SFACCIATI a cura di Andrea Guastella

img_0817 Alfonso Siracusa -Studio per autoritratto 1987 olio su tela 70x50cm Ph. Alida Pardo

Alfonso Siracusa  a “Sfacciati” collettiva a cura di Andrea Guastella

22 dicembre 2016 ore 19.00 | Palazzo Zacco | Ragusa

Alfonso Siracusa parteciperà a “Sfacciati”, mostra collettiva a cura di Andrea Guastella che inaugurerà il giorno 22 dicembre 2016 alle ore 19.00 presso la Civica Raccolta “Carmelo Cappello” di Palazzo Zacco a Ragusa.
L’esposizione raccoglie oltre cinquanta autoritratti d’artista che l’Amministrazione Comunale di Ragusa è lieta di ospitare nelle splendide Sale di Palazzo Zacco, dove potranno incontrarsi «con le sculture di Carmelo Cappello» offrendo ai ragusani e ai tanti turisti che ogni giorno visitano il museo «una riflessione su un genere – l’autoritratto – che forse più di tutti contraddistingue la nostra civiltà, ma che gli artisti sono ben lungi dall’aver esaurito quanto a forza e potenzialità».
I visitatori potranno inoltre soffermarsi su un video di Giancarlo Busacca con interventi critici di Andrea Guastella dedicato al tema dell’autoritratto. Il corto, presentato in occasione dell’inaugurazione della mostra, sarà proiettato a ciclo continuo nell’aula video di Palazzo Zacco.
Dal testo in catalogo (Aurea Phoenix Edizioni) di Andrea Guastella:
<<(…) Tutti vorremmo vivere per sempre e non potendo, per scontate ragioni, realizzare questo sogno, affidiamo la nostra esistenza a puri oggetti, materiali o immateriali. Alcuni si contentano della buona fama, altri fanno figli, altri ancora appesantiscono di selfie la memoria del cellulare, salvo scaricarla periodicamente, con tante grazie a Facebook, sul proprio profilo.
In realtà questa esigenza nasconde forse un vuoto, un’inquietudine di fondo che i “selfisti” provano a curare attirando su di sé l’attenzione degli altri. Non è però solo di questi Sfacciati che ho intenzione di parlare. Da prima che Internet fosse, gli artisti si cimentano nell’autoritratto. (…) Nel mondo classico l’autoritratto era roba da zitelle vanitose o da bimbi mal cresciuti. Bisognerà aspettare il Velo della Veronica, il Mandylion – insomma, il tanto bistrattato Medioevo – perché l’autoritratto, con sì illustri ascendenti, acquisti quella dignità che gli sarà conferita a pieno titolo solo nel Rinascimento, quando nascono le prime gallerie di autoritratti e si scovano autoritratti di artisti ovunque (…) È da allora che l’autoritratto diventa, con Dürer e Tiziano, Rembrandt e Courbet, un genere a sé, immagine di assoluta indipendenza ma anche sintomo di una cultura – la nostra – che ha fatto di Narciso, dell’uomo innamorato di se stesso, il suo nume tutelare. (…)
Stando ai dati oggettivi, il tempo dell’autoritratto, rispetto a quello del selfie, è molto dilatato. Di solito l’autoritratto non è un prodotto estemporaneo: nella sua lentezza sono compresi l’attesa dello sguardo, lo sguardo stesso e la fatica necessaria a tradurlo, con le innovazioni che la pratica e la meditazione suggeriscono.
Vi è però in comune, tra autoritratto e selfie, un elemento essenziale: non tanto l’assenza del pubblico, cercato dall’uno e dall’altro, quanto quella del committente.Selfie e autoritratti si creano anzitutto per se stessi, per soddisfare un’esigenza personale. Perciò è invalsa l’abitudine di considerarli la chiave di accesso al segreto degli autori. (…).>>
In copertina: Studio per Autoritratto, olio su tela , 70×50 cm,  Alfonso Siracusa 2016
INFO
Sfacciati
A cura di Andrea Guastella
Inaugurazione
: giovedì 22 dicembre 2016 ore 19.00

Civica Raccolta “Carmelo Cappello” Palazzo Zacco
Via San Vito 158 – Ragusa
In mostra: Giuseppe Alletto, Salvatore Aquino, Arturo Barbante, Salvo Barone, Antonio Bruno, Momò Calascibetta, Sebastiano Caldarella, Calusca, Carmelo Candiano, Mavie Cartia, Salvo Catania Zingali, Giulio Catelli, Salvatore Chessari, Carmelo Cilia, Franco Cilia, Giuseppe Colombo, Margherita Davì, Giuseppe Diara, Salvatore Difranco, Angelo Diquattro, Angelo Distefano, Giorgio Distefano, Atanasio Giuseppe Elia, Franco Filetti, Alessandro Finocchiaro, Sergio Fiorentino, Bruna Fornaro, Franco Fratantonio, Salvatore Fratantonio, Giovanna Gennaro, Alessandra Giovannoni, Sebastiano Grasso, Angelo Guastella, Mariella Guastella, Giovanni La Cognata, Giovanni Lissandrello, Massimo Livadiotti, Guglielmo Manenti, Sebastiano Messina, Milena Nicosia, Michele Nigro, Miriam Pace, Alida Pardo, Maurizio Pierfranceschi, Ettore Pinelli, Franco Polizzi, Francesco Rinzivillo, Giovanni Robustelli, Piero Roccasalvo Rub, Manlio Sacco, Franco Sarnari, Ruggero Savinio, Alfonso Siracusa, Marco Stefanucci, Paolo Strano, Luciano Vadalà, Giampaolo Viola, Amir Yeke
Durata: 22 dicembre 2016 – 25 febbraio 2017
Orario: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì ore 8.00 – 14.00, 15.00 – 19.00; sabato ore 9.00 – 13.00, 15.00 – 19.00
Giorno di chiusura: domenica, lunedì e festivi
Ingresso: libero
Organizzazione: Comune di Ragusa – Associazione Culturale Aurea Phoenix
Catalogo: Aurea Phoenix Edizioni
Video: Associazione Arte Eclettica – Aurea Phoenix Edizioni. Regia di Giancarlo Busacca
Tel.: 0932 682486 (Centro Servizi Culturali, Ragusa)
Info: Andrea Guastella, mail: andreguast@yahoo.com
Cell: 327.4059001
Facebook:
https://www.facebook.com/events/1357356370943152

http://www.rivistasegno.eu/sfacciati-la-grande-mostra-sul-ritratto-ragusa/

La Scala dei Turchi colpisce ancora(2016)

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Scala dei Turchi | White Wall
“La scala dei turchi colpisce ancora” (2016)
a cura di Giuseppe Alletto
contributo critico di Dario Orphée in collaborazione con Itinerant Architecture LAB
Video©Javier Reyes B, All Rights Reserved – Installazione/performance site-specific
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LA SCALA DEI TURCHI COLPISCE ANCORA (2016) é un’installazione site-specific, realizzata in collaborazione con i miei due figli Giuseppe e Jole rispettivamente di 15 e 11 anni, utilizzando del materiale riciclato.
E’ un Darth Vader melting-pop, ammaliato dalla bellezza della Scala dei Turchi, intento a rilassarsi dopo le innumerevoli battaglie intergalattiche, finalmente si può godere e gustare la tanto sospirata grigliata di “pesce/spada/laser”.
Sedotto dalle bellissime scogliere bianche della “Scala dei Turchi, Darth Vader subisce una trasformazione, da simbolo negativo (lato oscuro) diventa l’emblema del riscatto e della tutela del territorio.
Nato come eletto, si lascia traviare dalle vie facili del mondo (abusivismo e scempio paesaggistico) e giustifica le sue scelte aberranti come necessario per il bene comune.
Per antonomasia Darth Vader, rappresenta l’uomo contemporaneo nella sua infinita complessità, perennemente in bilico tra bene e male, dovere e piacere, altruismo ed egoismo.
Alfonso Siracusa

LA SCALA DEI TURCHI COLPISCE ANCORA (2016)

Scala dei Turchi | White Wall 2016 – Residenza per artisti

a cura di Giuseppe Alletto  Contributo critico di Dario Orphè La Mendola, in collaborazione con Itinerant Architecture LAB.

Alfonso Siracusa


LA SCALA DEI TURCHI COLPISCE ANCORA 2016

Giuseppe Alletto è il curatore dell’edizione zero di White Wall. Un Parco Museo d’arte contemporanea.

Difronte alla famosa Scala dei Turchi di Realmonte, è stata inaugurata l’installazione di Alfonso Siracusa La Scala dei Turchi colpisce ancora (2016), un’installazione site- specific, realizzata in collaborazione con i suoi due figli Giuseppe   e Jole rispettivamente di 15 e 11 anni, utilizzando del materiale riciclato. E’ un Darth Vader melting-pop, ammaliato dalla bellezza della Scala dei Turchi, intento a rilassarsi dopo le innumerevoli battaglie intergalattiche, finalmente si può godere e gustare la tanto sospirata grigliata di “pesce/spada/laser”.  Sedotto dalle bellissime scogliere bianche della “Scala dei Turchi, Darth Vader subisce una trasformazione, da simbolo negativo (lato oscuro) diventa l’emblema del riscatto e della tutela del territorio.Nato come eletto, si lascia traviare dalle vie facili del mondo (abusivismo e scempio paesaggistico) e giustifica le sue scelte aberranti come necessario per il bene comune.  Per antonomasia Darth Vader, rappresenta l’uomo contemporaneo nella sua infinita complessità, perennemente in bilico tra bene e male, dovere e piacere, altruismo ed egoismo.

 Parco Museo | White Wall-  Realmonte (Ag)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Scala dei Turchi colpisce ancora (2016)

Manichino, mantello in raso nero, tuta Nike, casco modificato, viti, bulloni, ingranaggi, prese a scart, telecomandi, apparecchiature elettroniche, spada/laser giocattolo, insalatiera, suppellettili, barbecue, griglie e fili della luce. Installazione/Performance site-specific

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Alfonso Siracusa – 56° Biennale di Venezia Padiglione Italia

Uno dei motivi dell’inscindibilità tra significati e significanti risiede nella natura stessa del loro rapporto, radicalmente arbitrario, cioè necessario e spesso immotivato. Alfonso Siracusa realizza un’installazione che si fonda su un gioco di inneschi e scatole cinesi in cui si separa la realtà dal suo senso, fino a tendere al verosimile nell’inverosimile attraverso l’arte e le sue espressioni modulari. L’artista tende una mano verso l’atto di estrazione all’interno dello spazio che ospita l’installazione site specific “Padiglione Italia 56° Biennale di Venezia” realizzata in un’angusta abitazione nel vetusto quartiere nisseno che, di certo, non richiama di per sé né Venezia né la sua Biennale. L’artista si serve di vecchi arnesi e oggetti depositati all’interno dello spazio espositivo, per poi contaminarli con il proprio linguaggio artistico in adattamento continuo. La mescolanza si riproduce in arte e poi si ritrova; un’operazione che ritorna a se stessa lungo un labirinto di simboli che mettono in discussione e sfidano la storia dell’arte contemporanea nelle sue convenzioni e regole per riproporre, in un improbabile luogo, l’immagine fredda di una realtà artistica tanto simbolica e di rilievo quanto diversamente lontana. Alfonso Siracusa raccoglie le scaglie di vecchie ferite e le innesca nel proprio mondo, dando nuova vita e forma alla memoria storica del luogo. All’interno dello spazio espositivo Siracusa  accoglie il valore dell’opera dell’amico Rosario Bruno e utilizza dei vecchi sacchi in dedica ad un immaginario, ipotetico e sentito spirito di Burri che, con mano universale, benedice l’originalità e la provocazione di questo irrealistico “Padiglione Italia” al Quartiere Angeli di Caltanissetta.
Annarita Borrelli
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